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Per propaganda o per il Paese: il punto politico è tutto qui

Se dovessimo sintetizzare in una parola sola il momento politico attuale, tutto sparso in rivoli e retroscena utili più per riempire le pagine che per informazione, potremmo usare la parola "scelta". C'è una scelta che i partiti devono compiere (o per lo meno i partiti che hanno i numeri per avere voce in capitolo) che evidentemente ancora oggi non hanno scelto...

...(appunto) e che cercano di coprire con un dibattito attendista utile a perdere tempo, procrastinare l'inevitabile e sedare i malpancisti interni.

La scelta è semplicemente tra l'occuparsi del Paese o delle prossime elezioni ed è il solito bivio in cui si sono incartati in molti negli ultimi vent'anni della politica italiana: conviene giocare sull'erosione dell'avversario ai danni del Paese oppure si deve accelerare il processo che serve a una nazione? Questa è la domanda che andrebbe posta con il microfono sotto il naso ai protagonisti della fase politica attuale. Prima di tutte le altre, questa.

Il Movimento 5 Stelle sa benissimo di non essere il "vincitore delle elezioni" come ripete ossessivamente da tempo. Con questa (orrida) legge elettorale il valore della coalizione conta più dei voti del singolo partito ergo "i vincitori" delle elezioni (che già di per sé è una definizione sbagliata poiché anche loro hanno vinto troppo poco per vincere davvero) sono Salvini, Berlusconi e Giorgia Meloni. Non è credibile e al momento non è pensabile chiedere a una coalizione di spaccarsi per favorire la salita al governo di Di Maio e solo uno sprovveduto potrebbe credere che l'essere stati votati da un terzo degli elettori pesi di più di non essere stati votati dagli due terzi, per di più nella relazione con chi ha racimolato un maggiore peso elettorale. Proviamo essere onesti: perché Salvini dovrebbe "scaricare" Berlusconi? "Perché sarebbe giusto", rispondono gli intellettuali in appoggio al Movimento ma in politica ciò che è doveroso per una parte è evidentemente infattibile per l'altra. Per questo esiste la politica e per questo Salvini e Di Maio sono i rispettivi capi politici di due diverse fazioni. E davvero Salvini dovrebbe frantumare la coalizione con cui governa comuni, regioni e con cui deve ripresentarsi alle prossime elezioni per puntare al governo? Davvero? Siamo seri, su. Se bisogna essere "generosi" per il bene del Paese tocca a tutti, mica solo agli altri.

Poi c'è Salvini, appunto. Che sogna da sempre di avere la forza di scaricare Berlusconi ma che non ha lontanamente l'opportunità di farlo. Il centrodestra in Italia è una convergenza per sopravvivenza che ha pochissimi punti in comune sia sui programmi che nelle personalità. Salvini gioca al gioco antico che fu di Bossi e di Maroni di simulare poca sopportazione degli alleati pur consapevole di averne bisogno e nel bivio che si trova di fronte può scegliere anch'egli di essere "generoso" (e quindi il governo si fa con chi ci sta, non accettando il veto su Berlusconi e allo stesso modo non impartendo lezioni di potabilità al PD) oppure può sperare (come sta sperando) che alla fine il Movimento 5 Stelle scelga il Partito Democratico (ipotesi al momento praticamente irrealizzabile) per poter scorrazzare allegramente in una feroce opposizione che è bravissimo a fare e che gli porterebbe ulteriore consenso. Anche Salvini non ha vinto proprio un bel niente: anche con i suoi alleati non ha i numeri per governare e pretendere che l'indigeribilità di Berlusconi da parte di Di Maio e compagni si risolva è l'ennesimo inutile atto di presunzione. I segretari di partito decidono per il proprio partito, mica per gli altri. Semplice semplice. Lineare.

Poi c'è il PD. Il Partito Democratico sa bene come lo stare al governo è un'inevitabile erosione di consenso (ne sta appunto attraversando le macerie) e sa benissimo che lasciare brigare gli altri sul rompicapo di un governo difficile da formare e ancor più difficile da mettere in pratica è un'ottima occasione per lasciare spazio agli errori degli altri. Anche in questo caso il calcolo è politico o elettorale. Se è vero che stiamo parlando dello stesso Partito Democratico che "per responsabilità" (come dicevano loro) ha votato le riforme prima con Berlusconi e poi con Verdini viene difficile credere che questo Movimento 5 Stelle possa essere peggiore ma è altresì vero che in nome di quella stessa responsabilità (oltre che di scelte di governo evidentemente sbagliate e impopolari) il partito ha pagato un caro prezzo. C'è un punto però che forse dovrebbe essere chiaro a tutti: il Partito Democratico prende legittimamente la strada che preferisce. Questa cosa che gli elettori degli altri debbano decidere per lui sta effettivamente diventando piuttosto morbosa.

Oppure alla fine succede (come succederà) che a decidere dovrà essere il Presidente della Repubblica Mattarella. Sarà lui a lanciare appelli e proporre scenari e sarà lui, nel caso, a decidere per nuove elezioni perché così sancisce la nostra Costituzione. E vedrete che ridere quando questi (che non hanno il coraggio di decidere) cominceranno ancora una volta a strepitare contro "il governo del Presidente" o la "democrazia calpestata".

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Ritratto di Giulio Cavalli

Biografia

Giulio Cavalli (Milano, 26 giugno 1977) è un attore, scrittore, regista e politico italiano.
Nell'agosto 2013 il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura racconta il progetto per fare fuori Giulio Cavalli. L'indicazione arrivò nella primavera del 2011 da emissari del clan della 'Ndrangheta De Stefano-Tegano. In quel periodo Cavalli era già sotto scorta.
Dal giugno 2013 collabora con il giornale online Fanpage.it, per il quale realizza editoriali[4] e format video, oltre a curare la rubrica Le Uova Nel Paniere.
Dal 2015 cura la rubrica Il buongiorno di Giulio Cavalli sul settimanale Left.[7]