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Anglobalizzazione: la dittatura planetaria della lingua inglese

Coerente con i processi in atto di mondializzazione infelice, l’annientamento operato dal nuovo regime flessibile della figura della madre per l’individuo corrisponde alla distruzione della lingua-madre per i popoli.

In luogo dell’inglese radicato nella storia e nella cultura, nella tradizione che fu di Shakespeare e di Wilde, si impone su scala planetaria la neolingua globish, una versione semplificata dell’inglese che, riducendo all’essenziale la lingua, la defrauda di ogni componente culturale .
Avulso da ogni tradizione storica nazionale-popolare e meramente duplicante la sfera della circolazione finanziaria, il globish si pone come esito del processo della "neutralizzazione" (Neutralisierung) sul piano linguistico.
Da scrigno della civiltà e delle culture, la lingua decade, così, a mero mezzo di un grigio scambio linguistico tecnicizzato che sempre più si limita a raddoppiare lo scambio economico della sfera della circolazione americano-centrica. La globalizzazione rivela qui la sua essenza di “anglobalizzazione”: sul versante linguistico, i processi di inclusione neutralizzante coessenziali alla mondializzazione si danno, infatti, come annessione del mondo intero sotto la lingua globish, con parallela rimozione della pluralità delle lingue storiche nazionali.
Ancora, il nuovo ordine mondiale favorisce l’abbandono delle culture e delle tradizioni locali, affinché si imponga ubiquitariamente la figura di quel cattivo cosmopolitismo che è la mondializzazione; la quale, a differenza del cosmopolitismo autentico – il quale si struttura nella forma del dialogo universalistico e rispettoso delle differenze tra le diverse culture particolari radicate nazionalmente –, mira all’annichilimento dei plurali particolari, affinché mondialmente il capitale si rispecchi in se stesso, scorgendo ovunque il medesimo.
Tra la patria e la lingua-madre si dà, d’altro canto, un nesso simbiotico efficacemente suffragato dal modo in cui la lingua tedesca li qualifica, rispettivamente, come Vaterland e come Muttersprache. Come l’individuo senza identità non deve avere un padre e una madre (deve, cioè, essere privo della radice etica della famiglia), così i popoli defraudati del loro radicamento passato e futuro devono essere privati della patria e della lingua-madre. In entrambi i casi, si impone un nuovo profilo fintamente neutro e desimbolizzato, in realtà totalmente permeato dalla tecnica e dall’economia assolutizzate come uniche risorse di senso.

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).