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Cuperlo: "Fondazione? C'è un'Italia che reagisce"

Una volta l'avrebbero definito 'un intellettuale'. Coltissimo e ironico, Gianni Cuperlo è stato incaricato da Nicola Zingaretti di presiedere la nuova Fondazione Pd. Un organismo su cui il segretario Dem punta molto. Come 'think thank' di elaborazione politica. Ma anche, e soprattutto, come strumento di partecipazione. Non romano centrico ma diffuso tra città e regioni. Aperto a tutti. Anche ai non iscritti Dem. E ai giovani soprattutto che, è uno degli obiettivi, il Pd vorrebbe tornare a coinvolgere.

"Il punto -spiega Cuperlo all'Adnkronos- è che oggi non siamo nella condizione di aprire o meno la porta a chi viene a bussare da noi. Il problema è uscire dalle nostre sedi e andare a bussare alle porte di tanti. C’è un'Italia bella che resiste e reagisce. Se la Fondazione saprà parlarle, ascoltarla, coinvolgerla, avremo dato una mano nel verso giusto".

L'idea è quella di farlo anche "usando canali e linguaggi meno frequentati". Senza il timore di apparire 'paludati' rispetto alla politica via social che va per la maggiore. "Guai a un atteggiamento elitario. Il problema è quando la politica si riduce solo alle calorie esibite da Salvini...", ribatte Cuperlo. Quanto al finanziamento ci si attrezzerà tra raccolte fondi e iniziative congiunte con gruppi parlamentari e associazioni. Il nome della Fondazione poi, annuncia il neopresidente, "sarà una sorpresa per molti'.

Finora sappiamo poco di questa nuova Fondazione. Da qualche parola di Zingaretti si intuisce che sarà una sorta di think thank. E' così? Di che cosa si occuperà? "Mi piacerebbe -spiega Cuperlo- fosse la scelta di rimettere cuore e testa sulla cultura politica di un partito da aprire e rinnovare profondamente. Il Pd è nato più di dieci anni fa ma in questo tempo è cambiato il mondo e la sinistra ovunque, in Europa come negli Stati Uniti, ha bisogno di attrezzare categorie e soluzioni per una realtà radicalmente mutata. Per riuscirci servono luoghi e strumenti adatti. La fondazione darà una mano a colmare un ritardo che non nasce adesso ma viene da lontano. Lo faremo usando canali e linguaggi meno frequentati".

Come? "Dobbiamo tornare a disturbare chi ha continuato a pensare, chi ha vissuto dentro i conflitti di queste stagioni, chi ha del sapere e delle idee da condividere soprattutto tra quei giovani che non troviamo più nelle nostre platee e che esprimono creatività e competenze preziose. Abbiamo bisogno di tornare a capire una società segnata da diseguaglianze e squilibri immorali perché solo recuperando fiducia in mondi che si sono allontanati da noi potremo valorizzare il tanto di buono che esiste, nel lavoro, nella ricerca, nei talenti di un paese come il nostro".

Ci saranno appuntamenti tipo Summer School ecc ecc? Aperte a tutti o dedicate alla formazione dei dirigenti dem? "Ne discuteremo prima di tutto con Zingaretti ma l’obiettivo è costruire una rete di attività che i militanti del Pd sentano come una cosa loro. Penso a quegli eroi sconosciuti che sono i nostri segretari di circolo. Poi è chiaro che lo sguardo deve andare oltre noi perché la verità è che da soli non ce la possiamo fare. Le risorse di questo partito sono preziose ma non bastano a colmare la distanza con pezzi interi di società. Mai come oggi abbiamo bisogno di esperienze e culture che vivono in prevalenza fuori da noi".

In tempi di ristrettezze economiche per la politica, una Fondazione come si finanzia? "Tenuto conto che il SuperEnalotto è una soluzione ma devi avere molta fortuna -ironizza Cuperlo- converrà ripiegare su due forme più tradizionali. Tornare a raccogliere piccoli contributi a rete offrendo iniziative di qualità e accompagnare ogni evento con la massima trasparenza dei finanziatori, anche promuovendo iniziative congiunte con i gruppi parlamentari e altre associazioni.

Una Fondazione, un pensatoio non rischia di essere un po' fuori moda? Rispetto i social e guai a un atteggiamento elitario. Il problema è quando la politica si riduce solo alle calorie esibite da Salvini. Il nostro sarà un lavoro intenso, non romano centrico ma diffuso tra città e regioni. Il punto è che oggi non siamo nella condizione di aprire o meno la porta a chi viene a bussare da noi. Il problema è uscire dalle nostre sedi e andare a bussare alle porte di tanti. C’è un'Italia bella che resiste e reagisce. Se la Fondazione saprà parlarle, ascoltarla, coinvolgerla, avremo dato una mano nel verso giusto. In questo senso anche il nome della Fondazione credo sarà una sorpresa per molti".

Quale nome? "Lo diremo presto. Per il momento, creiamo un po' si suspense...".