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Brexit, bocciato secondo referendum

Il Parlamento britannico ha bocciato l'emendamento per un secondo referendum sulla Brexit. I voti favorevoli sono stati 85, quelli contrari 334. I parlamentari hanno quindi detto 'no' all'emendamento che chiedeva una proroga dell'articolo 50. L'emendamento, che era stato presentato da deputati dell'opposizione, del nuovo gruppo degli Indipendenti ed alcuni conservatori europeisti, chiedeva il rinvio dell'uscita dall'Ue per il tempo sufficiente ad indire un secondo referendum sulla Brexit.

Presentato dalla deputata Sarah Wollaston, che ha recentemente lasciato i Tories per entrare nel nuovo gruppo Indipendente dove siedono anche ex laburisti, l'emendamento aveva ricevuto il sostegno dei Liberaldemocratici. I laburisti hanno però scelto l'astensione, ritenendo che non fosse il momento giusto per parlare di un secondo referendum. Anche la campagna People's Vote per un secondo referendum era contraria a porre oggi la questione in aula. Anna Soubry, che ha lasciato i conservatori il mese scorso per aderire agli Indipendenti, aveva sottolineato come le possibilità di successo di questo emendamento dipendessero dal partito laburista di Jeremy Corbyn.

Intanto, su Twitter, il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk fa sapere che "durante le mie consultazioni in vista del Consiglio Europeo, chiederò ai 27 di essere aperti ad un rinvio lungo" della Brexit "se il Regno Unito lo trova necessario per ripensare alla sua strategia sulla Brexit e per costruire consenso attorno ad essa". Un tweet che arriva a poche ore dal voto del Parlamento britannico che ha approvato con 312 voti a favore e 308 contrari l'emendamento della conservatrice Caroline Spelman che respinge del tutto l'ipotesi di un'uscita 'disordinata' dall'Unione europea. La Camera dei comuni britannica ha approvato poi, con 321 voti a favore e 278 contrari, l'emendamento del governo che respinge l'ipotesi di un'uscita dalla Ue senza accordo il 29 marzo.

La questione dell'eventuale proroga dell'articolo 50 "è nelle mani dei 27 leader" europei, che "decideranno all'unanimità in base alla richiesta che ancora deve arrivare" da parte britannica, ha intanto sottolineato il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, nel corso del briefing con la stampa. Schinas non ha voluto commentare i termini e la durata dell'eventuale richiesta da parte di Londra: "Prima dobbiamo vedere una richiesta dal Regno Unito, poi sarà nelle mani dei 27 leader che decideranno".

Schinas ha preferito non commentare le possibili ripercussioni sulle elezioni europee, quali ad esempio la redistribuzione dei seggi, di un'eventuale rinvio della Brexit. Nessun commento nemmeno sugli attuali sviluppi politici a Westminster. Ma si è limitato a ricordare che "il presidente Juncker ha grande rispetto per la premier May e per il suo lavoro".