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Via della Seta, i paletti di Salvini

Governo alle prese con il 'nodo' della Via della Seta, il nuovo fronte sul quale si è acceso il dibattito tra le diverse anime dell'esecutivo gialloverde. L'Italia, infatti è pronta a salire a bordo del treno della 'Belt and Road Initiative', voluta da Pechino per connettere Asia, Europa e Africa, e diventare il primo Paese del G7 ad appoggiare formalmente la spinta all'investimento globale della Cina, nonostante le preoccupazioni degli Stati Uniti e dell'Ue.

Il vicepremier Luigi Di Maio assicura che nel governo c'è "totale accordo". L'intesa "prevede di portare i prodotti italiani in Cina, sono contento che ci sia accordo dal Quirinale e nel governo" sottolinea il capo politico M5S. Ma l'altro vicepremier, Matteo Salvini, fissa i paletti e dice a chiare lettere che il Memorandum d'intesa tra Italia e Cina "non è un testo sacro, per quello che mi riguarda, tutto è perfettibile e migliorabile". Il leader della Lega si spinge anche oltre: "Se ci sarà solo il dubbio che certe acquisizioni e presenze possano compromettere la sicurezza degli italiani ci sarà un secco no dal Viminale". "Per me - sottolinea - aprire ai nuovi mercati è fondamentale, ma altro è permettere penetrazioni che poi possono manipolare le politiche economiche del Paese, come successo alla Grecia con il porto del Pireo".

"Non avrei nessun problema se fossimo di fronte a un investitore americano per il porto di Trieste o di Genova, ma la Cina è altra cosa: non penso che ci sia una competizione ad armi pari", scandisce Salvini. "Gli investimenti in settori strategici devono essere esaminati cinquanta volte", avverte il ministro dell'Interno. Insomma, il fronte è aperto in attesa che martedì prossimo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, affronti in Parlamento il tema del Memorandum sulla Belt and Road.