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Buffonate

Tutto si può dire del governo giallo-verde, tranne che non sia l'esaltazione dell'umorismo. Può sembrare una dichiarazione assurda, ma occorre guardare con occhi disincantati il panorama che ci è di fronte. Lasciamo perdere i cipigli severi, le grandi dichiarazioni d'intenti, subito dopo corrette o smentite, le penose affermazioni di verità profonde, come la scoperta dell'acqua calda. Su tutto ciò i media intrecciano valutazioni, commenti, spesso critici, si fanno dotti approfondimenti capziosi, ciascuno ha una sua idea di un orizzonte previsionale che va dal disastro immanente a un nuovo rinascimento, come propugna Macron. Così, la gente è contenta e può credere quello che gli fa più piacere.

In realtà, c'è un umorismo strisciante che dà vita ai sempre più ricorrenti luoghi comuni.
Prendiamo il caso delle elezioni europee, che sembrano essere il momento immediato più importante della vita politica italiana. Si fa credere all'opinione pubblica che questo sia un traguardo fondamentale per l'Unione e per il Paese. Tutto è rinviato a dopo questa competizione elettorale, anche la spesa dal fornaio.
Il rinnovo del Parlamento europeo è, di certo, un affare importante. Che la Comunità ansimi e qualcosa debba essere fatto per ridarle vitalità è indubbio. Inoltre, la situazione politica e gli umori dell'elettorato sono cambiati, in questi cinque anni. Il nuovo Parlamento sarà certamente diverso da quello attuale, però, le regole non sono cambiate.
Quindi, di voce in capitolo per un cambiamento dell'Unione il nuovo Parlamento ne avrà assai poca, anche se,molto probabilmente, cambierà la consistenza numerica dei gruppi parlamentari. I Commissari continueranno ad essere scelti dai governi dei Paesi membri, il nuovo Presidente della Commissione sarà giocato a dadi fra i responsabili dei Paesi più importanti. Se fra questi ci mettiamo l'Italia, Paese fondatore, ad oggi non c'è nessuna idea di chi sarà il prescelto dal nostro Governo. Tutto qui.
Allora, perché considerare queste elezioni una specie di svolta? C'è una sola ragione: alle elezioni europee il sistema elettorale è proporzionale puro, senza trucchi, premi, maggioranze di coalizioni o altre diavolerie per assicurare la cosiddetta governabilità. Infatti, il Parlamento europeo non governa nulla.
Il sistema proporzionale puro permette di valutare il peso dei voti di ciascun partito e, quindi, la sua forza reale, almeno fino a un certo punto, perché votare per l'Europa non è la stesso che votare per la Regione o per il Parlamento italiano. Ne sa qualcosa l'exploit del PD di Renzi alle scorse elezioni europee. Comunque, si tratta di un test importante non tanto per l'Europa ma, soprattutto, per gli equilibri interni italiani. Queste cose dovrebbero essere dette agli elettori, con chiarezza: l'Europa è un pretesto, come sempre. Ma nessuno lo dice. Questa è una buffonata.
Prendiamo il caso della TAV, argomento ormai stucchevole, voltato, rivoltato e strizzato in tutte le direzioni. Per 5Stelle è un principio fondamentale negarla. Fa parte dei 10 Comandamenti. In un movimento politico che vorrebbe cambiare tutto, questa credenza di tipo religioso stupisce ma la fede è sempre rispettabile.
Il Ministro delle infrastrutture ha commissionato uno studio ad hoc per dimostrare che fare la TAV è una follia. Così, oltre alla fede, c'è uno studio “scientifico” (di parte). Peccato che il Presidente di quel gruppo di lavoro, due anni prima, pagato dall'Unione europea, avesse scientificamente dimostrato il contrario e, con un altro studio, pagato stavolta dalla Svizzera, abbia suggerito a quel governo di far passare la TAV al di là delle Alpi, data la convenienza dell'affare.
Allora, quando si sente invocare lo studio costi e benefici, è chiaro che si tratta di una buffonata, tanto per fare scena.
Ma non basta. Al momento della gara d'appalto, Salvini e Di Maio sono l'uno contro l'altro armati. Crisi di governo? Un disastro!
No, siamo in Quaresima e il salvatore è il Presidente del Consiglio, il mai eletto avvocato e professore Conte, la faccia credibile del governo. Che ti fa il Presidente? Non media, risolve rinviando. Poiché sa leggere, e conosce l'ordinamento francese, scrive una lettera alla società mista franco-italiana, ma di diritto francese, autorizzando l'avvio delle procedura di apertura dei bandi di gara, con la clausola che, se succede qualcosa, si può recedere senza pagare penali. Un colpo di genio che rinvia almeno di sei mesi il problema, dopo,appunto, le elezioni europee. Peccato che tutto ciò sia già previsto dall'ordinamento francese e, in parte, anche da quello nostrano. Lo vogliamo dire? Un'altra buffonata.
Ma non è finita. La TAV è il frutto (avvelenato) di almeno quattro Trattati internazionali, debitamente ratificati dall'Italia e di due leggi nazionali italiane. Se proprio non vogliamo farla, occorre una legge che dica: abbiamo scherzato. Un umorismo un po' pesante, d'accordo, ma in una commedia di buffoni ci sta sempre bene. Il vaudeville continua, perché tutti sanno benissimo che una legge del genere non passerà mai in Parlamento. La voterebbero solo 5Stelle e l'estrema sinistra. Una minoranza schiacciante, tanto per dirla tutta. E allora, di che parliamo? Un'altra buffonata.
Il popolo italiano è fatto di politici, cantanti e ballerini, falsi comici, pessimi presentatori e facce di bronzo. Parla la mia lingua (male) e la scrive peggio, si vanta d'essere discendente dei Romani, ma non è vero. E' individualista, provinciale, socievole, maleducato, s'interessa di sport e i maschi parlano di donne, calcio e trattorie (quelle buone) e si raccontano vecchie barzellette oscene.
Va in trattoria per vezzo, per vizio, per pizza, un luogo tanto per parlare a voce alta e portarci le mantenute di turno. E' fanatico del caffè dove sbroglia tutta la sua fantasia: lungo, corto, in tazza, al vetro, con latte, allungato con acqua, con una spolverata di cacao, magari di panna, con o senza schiuma, dolce o amaro. Ricama le sue differenze in una tazzina di caffè. Per il resto è paziente, indifferente, cinico se vogliamo, politicamente stupido, calcisticamente emotivo.
Ma perché continuare a prenderlo in giro?

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Ritratto di Stelio W. Venceslai

Biografia

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, risiede a Roma, cittadino del mondo, conferenziere, polemista, scrittore, imprenditore, commentatore radiofonico.
Laureato in Giurisprudenza, revisore dei conti e docente universitario ha ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’Amministrazione dello Stato e di alcune Organizzazioni internazionali.
Attualmente, s’interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al Medioevo e alle mutazioni sociali del nostro tempo.
Ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali, di diritto dell’economia, politica economica e politica estera.