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Sconosciuta Sardegna

Si vota in Sardegna. Elezioni regionali, un piccolo test per quelle europee e per quelle nazionali. Chi vince dice che sono un’anticipazione del successo futuro, chi perde dice che non sono indicative.

Sta di fatto che, almeno al momento in cui scrivo, la Regione passa al centro-destra. Resiste il PD, crolla, al solito, il Movimento 5Stelle. Forza Italia se la cava nell’ammucchiata del centro-destra ma se continua così, fra poco avrà percentuali da prefisso telefonico. Salvini passa da zero a una presenza inquietante. Il PD non vince se non si allea ad altre liste.
La Sardegna è una cenerentola nobile e dimenticata. Non hanno autostrade, non hanno ferrovie, non hanno industrie, non hanno acqua, hanno perso le miniere di carbone, non fanno più l’alluminio, la pastorizia langue, manca il lavoro e la gente sta male.
Per il resto solo un po’ di turismo ricco per un paio di mesi l’anno e opere incompiute, soldi buttati al vento. È gente dura, montanari, pescatori, pastori, in una terra aspra e bellissima. Vivono di poco, ma anche la loro pazienza tradizionale dovrebbe essere allo stremo.
Eppure, è perfino aumentata l’affluenza dei votanti. Mi chiedo cosa mai li abbia motivati, forse solo la speranza di voltare pagina.
La Sardegna è la culla del nostro Paese. Non lo dobbiamo dimenticare. Gli Italiani sono di corta memoria, specie per quel che concerne la loro storia, ma dalla Sardegna è venuto fuori tutto.
Vediamo perché (traggo queste note da un articolo di Francesco Cesare Cusaro, apparso nel numero di ottobre 2017 della Rivista Serenamente).
La Repubblica italiana è nata il 2 giugno 1946, succedendo al Regno d’Italia, proclamato il 17 marzo 1861, che succedeva al Regno di Sardegna, istituito il 19 giugno 1324, a Cagliari –Bonaria.
Il nostro Presidente Mattarella è il trentanovesimo Capo di Stato in questo più di mezzo millennio di vita politica nazionale.
La capitale dello Stato che ha realizzato il nostro Risorgimento era Cagliari, dove risiedeva il Re con la Corte e dove erano accreditati gli Ambasciatori delle potenze europee che riconoscevano il Regno di Sardegna.
Torino era solo la residenza preferita dai Savoia, e divenne capitale provvisoria dello Stato soltanto dal 1861 al 1865. Poi ci fu Firenze fino al 1870, quando la capitale del Regno fu trasferita a Roma.
Prima della proclamazione del Regno d’Italia, tutti gli Italiani erano Sardi, cittadini del Regno di Sardegna e tutti i plebisciti del Lombardo-Veneto, della Toscana, di Parma e Modena, delle Romagne e del Regno delle Due Sicilie, che progressivamente sancirono l’unità della penisola, furono per l’annessione al Regno di Sardegna.
La bandiera tricolore italiana non fu sventolata per la prima volta a Reggio Emilia, ma è la seconda bandiera dell’allora Stato sardo, dopo quella dei Quattro Mori. Fu disegnata e realizzata dall’Intendente Bigotti nel pomeriggio del 26 marzo 1848, per ordine del Consiglio dei Ministri Sardo, come risulta agli atti del Ministero della Guerra e Marina dell’allora Regno di Sardegna.
L’istituzione dei Prefetti fu decisa a Cagliari il 4 maggio 1807, secondo l’Editto di fondazione firmato nel Palazzo Regio di Castello dal Re Vittorio Emanuele I di Sardegna.
Mazzini e Garibaldi erano cittadini sardi, con passaporto sardo, ubbidienti o ribelli alle leggi sarde (Garibaldi fu perfino condannato a morte dal Regno sardo).

La sedicesima statua sul frontone dell'Altare della Patria a Roma rappresenta la Sardegna che “… porta lo scettro e una corona in mano per ricordare che le battaglie che portarono all'unità e alla indipendenza d'Italia partirono proprio dal Regno di Sardegna e che tanti Sardi, fin dall'inizio, combatterono durante il Risorgimento. La corona è generosamente tenuta in mano e non sulla testa, per ricordare che dal Regno di Sardegna nacque il Regno d'Italia".
Dobbiamo avere ammirazione e rispetto per questa continuità storica che fa della nostra penisola non solo un paese, ma anche uno Stato.
I nostri politici non sanno queste cose. Troppo difficili.
I pastori sardi che si battono per un euro a litro di latte non sanno queste cose. Tra l’altro non sono più pastori ma titolari di aziende di allevamento. Sanno solo che il pecorino romano si vende di meno. Troppo salato, dicono i nostri clienti esteri e il sale fa male alla salute. Il popolo grasso europeo affama il 10/15% della sua gente con il rigore dei conti in ordine, ma si preoccupa della propria dieta.
Se compro un litro di latte al mercato, mi costa molto di più dei 62 centesimi che viene pagato al pastore. La forbice della distribuzione lucra sul lavoro sardo. Nessuno ci mette le mani su questo circuito devastante.
Queste sono le speranze di chi vota, cambiare per non morire.

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Ritratto di Stelio W. Venceslai

Biografia

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, risiede a Roma, cittadino del mondo, conferenziere, polemista, scrittore, imprenditore, commentatore radiofonico.
Laureato in Giurisprudenza, revisore dei conti e docente universitario ha ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’Amministrazione dello Stato e di alcune Organizzazioni internazionali.
Attualmente, s’interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al Medioevo e alle mutazioni sociali del nostro tempo.
Ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali, di diritto dell’economia, politica economica e politica estera.