A differenza di altri giornali, non abbiamo creato un paywall (muro a pagamento): vogliamo mantenere il nostro giornale il più aperto possibile. Il giornalismo di VoxPublica impiega molto tempo, denaro e duro lavoro per produrre la qualità che state cercando. Se vogliamo restare indipendenti non possiamo essere finanziati dalla pubblicità, abbiamo quindi bisogno che i Lettori ci finanzino. Se vi piace quello che scriviamo contribuite a difenderlo, con voi il nostro futuro e il giornalismo libero saranno più sicuri. 
SOSTIENICI CON 3 EURO AL MESE

L’evento

A furia di parlare di politica e di geopolitica, temi controversi che non interessano la maggior parte delle persone, talvolta, si dimenticano quegli eventi che, invece, fanno furore presso la gente. Ci sono due spettacoli televisivi che richiamano molto l’attenzione comune, almeno a giudicare dallo share.

La televisione accomuna un po’ tutti, poco o a lungo, perché è un punto di riferimento almeno per le notizie che allietano, si fa per dire, il nostro vivere quotidiano.
A parer mio, il primo evento da segnalare è quello di Uomini e Donne, della de Filippi, uno show che si ripete con fortuna di ascolti nel tempo. In fondo, a ben vedere, è una specie di mercato televisivo nel quale s’incontrano uomini e donne, di differenti età, opportunamente selezionati, suppongo, in cerca dell’anima gemella. Una specie di reciproco harem. Lui indica lei, lei indica lui e poi conversano tra loro, davanti a tutti. I primi approcci.
La rete è piena di queste offerte “amatoriali”. La novità flagrante è che nello show questo accade pubblicamente e pubblicamente se ne può parlare bene e male. In pratica ci si cerca, si simpatizza, talvolta ci si accoppia, molto più spesso ci si lascia, quasi sempre con molte recriminazioni. Lo spasso dell’ascoltatore è la qualità del dissidio, la diversa personalità degli attori, la estrema modestia delle cause provocanti la crisi, il piccolissimo mondo dei cosiddetti “affetti”, reso pubblico e analizzato dagli altri partecipanti allo show.
Tutti sono ben vestiti, gli uomini, spesso, addirittura con la cravatta, taluni un po’ sgargianti, ma egualmente tesi a far bella figura, a presentarsi con l’abito della festa per far colpo sul pubblico-cliente femminile.
Le donne oggetto dell’attenzione maschile, bisogna dire, sono quasi tutte gradevoli, specie le giovani, in genere eleganti come se andassero ad una festa importante, truccate, pettinate e abbellite prima di entrare in scena. Nulla di nuovo, ma vanno all’avventura anche loro, come la controparte maschile. Non so se sono tutti pagati, ma questo non è importante. È importante, invece, quanto questo show possa significare sul piano sociologico.
Per quanto selezionati, ben vestiti e truccati, questi attori vengono dalla vita di tutti i giorni. Al contrario di molte delle donne, gli uomini non sono sempre giovanissimi. Tutti hanno avuto le loro esperienze e i loro fallimenti. Cosa cercano? Notorietà, forse, l’anima gemella, un po’ di quattrini, fors’anche un po’ di sesso. Non è pensabile che tutte queste persone si pongano seriamente l’obiettivo di rifarsi una vita in questo modo.
Emerge, invece, il bisogno di comunicare con qualcuno e che questa comunicazione sia condivisa. Emerge una solitudine frustrante, caratteristica della nostra società, a tutti i livelli. Sono le stesse persone che incontriamo negli uffici, per via, al ristorante, a teatro, spesso vocianti o ridanciane, ma tutte disperatamente sole. Può sembrare un paradosso, ma quanto più si diffondono gli strumenti della comunicazione tanto meno si comunica, anche se si sta tutti attaccati al cellulare come l’ostrica al guscio. Di che parlano? Non certo dei massimi sistemi, non certo di politica, di Trump o di Maduro.
Però, è questa la gente che va a votare. Bisogna conoscerla per carpirne gli istinti, i rancori, i desiderata. Altrimenti, se si è “fuori”, si parla di un Paese che non c’è, un Paese in genere incolto, non solo perché ignora i congiuntivi, ma perché è quotidianamente estraniato dalle questioni importanti e che, se può, è interessato alle piccole e non alle grandi cose di cui, spesso, non ha alcuna idea se non quella che gli viene propinata per caso dalla TV.
C’è un Paese sottostante alla politica che a questa non s’interessa e di cui la politica poco conosce. Il Paese pretende ciò che la politica ignora. La politica decide per un Paese che non conosce. Questo divario è così importante che, alla fine, è sottovalutato un po’ da tutti.
C’è un abisso fra il Paese reale e quello formale, anche se in questo periodo i rappresentanti del Paese formale dicono di essere stati espressi proprio da questo popolo.
Un esempio assolutamente diverso dall’evento di cui sopra è quello del festival di Sanremo, un fatto molto pubblicizzato, al massimo dello sforzo televisivo. In esso confluisce un po’ tutto, dagli strimpellatori improvvisati alla nouvelle vague canora di un Paese che non conosce e non studia la musica, ma che fa le canzonette. Sulle canzonette si è costruito un impero che trova la sua massima espressione a Sanremo.
Non entro nel merito dell’evento che non mi riguarda e di cui, peraltro, non m’intendo. Quando ero giovane seguivo alla radio le canzoni che hanno fatto parte della mia adolescenza ed hanno accompagnato i miei primi amori. Poi la maturità ha portato ad un altro genere di amori ma quello che ho capito, assistendo alla premiazione, è stato che, da un canto I presentatori erano al massimo dello sfarzo e dello sforzo sostenuto per condurre una trasmissione così importante e costosa e, dall’altro I cantanti, maschi e femmine, erano in condizioni completamente diverse.
Le donne, in genere ben vestite, possibilmente con le cosce scoperte e i seni affioranti (cosa che non guasta per un osservatore ancora interessato a questi aspetti), gli uomini, invece, soprattutto i premiati, sbracati, vestiti praticamente da straccioni come se fossero stati a un ballo di periferia dove si fossero fermati per caso.
Forse questo è un modo per essere popolari e più vicini agli acquirenti. L’unica cosa che mancava in questa manifestazione, checché ne dicano i solerti critici musicali del momento, era solo la musica.
Non entro nel merito delle parole I parolieri scrivono poche frasi che vengono ripetute seguendo il ritmo della musica e difficilmente il testo di una canzone si potrà travestire da poesia (penso, invece, ad Aznavour, a Tenco, a Dalla, a My Way o Stranger in the Night).
Un ritmo ripetuto fino all’ossessivo accompagna parole spesso sconclusionate e, talvolta, sgrammaticate. In sostanza, a Saremo non c’era musica, non c’era la melodia, solo un esibizionismo straccione per dare un po’ di guazza all’ascoltatore inebetito dallo sfarzo prodotto dalla TV di Stato.
Credo che Sanremo costi molto. Non vorrei dire come Di Battista che ci si potrebbero fare molti ospedali e molte scuole con quei quattrini. No, non lo voglio dire, ma penso che il mercato della musica - se vogliamo ancora chiamarla così - non abbia dato un grande spettacolo di sé.
È stata una kermesse solo per i pochi dell’aristocrazia dello spettacolo, a contatto con un pubblico pagante veicolato da giovani straccioni di belle speranze.
Anche questo fa parte di quel Paese da panem et circenses nel quale i peggiori istinti sono esaltati dallo strumento televisivo.
Qualcuno potrà dire che non sono un addetto ai lavori ma un ascoltatore attento sì.
E questo mi basta per poter esprimere un’opinione divergente, al solito bastian contrario, rispetto a tutti gli altri.

Categoria:

Ritratto di Stelio W. Venceslai

Biografia

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, risiede a Roma, cittadino del mondo, conferenziere, polemista, scrittore, imprenditore, commentatore radiofonico.
Laureato in Giurisprudenza, revisore dei conti e docente universitario ha ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’Amministrazione dello Stato e di alcune Organizzazioni internazionali.
Attualmente, s’interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al Medioevo e alle mutazioni sociali del nostro tempo.
Ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali, di diritto dell’economia, politica economica e politica estera.