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La neolingua diffama come totalitario tutto ciò che contrasti la mondializzazione

La globalizzazione non è altro che la teoria che descrive e rispecchia e, insieme, prescrive e glorifica il nuovo ordine mondiale classista delineatosi e stabilizzatosi dopo il 1989, ossia il mondo interamente sussunto sotto il capitale e sotto l’imperialismo americano-centrico dei mercati di capitali privati liberalizzati. La potenza del concetto di globalizzazione, complice le prestazioni totalizzanti dei suoi chierici al servizio di quell’aristocrazia finanziaria post-borghese e post-proletaria che trova nell’open space mondializzato e denazionalizzato il suo locus naturalis...

...è a tal punto onnipervasiva da rendere letteralmente impossibile l’accesso al discorso pubblico di chiunque osi mettere in discussione il concetto stesso.

Più in generale, ogni tentativo di frenare l’invasività del mercato e di contestare il dominio assoluto dell’economia globalizzata e americano-centrica viene demonizzato con le categorie di “totalitarismo”, “fascismo” e “stalinismo” (o anche “rossobrunismo” come sintesi diabolica delle precedenti). Il fondamentalismo liberale e il totalitarismo del globalismo del libero mercato emergono anche dalla loro incapacità di ammettere anche solo la possibilità teorica di modi di esistenza e di produzione alternativi.
Ogni idea di un possibile controllo dell’economia e di una eventuale regolamentazione del mercato e dell’open society con dispotismo finanziario incorporato porterebbe, secondo il titolo di un noto studio di Hayek, “verso la schiavitù” (to serfdom), nell’evidente oblio del fatto che il totalitarismo non è solo l’esito della pianificazione politica, ma può esserlo anche dell’azione concorrenziale privata di norme politiche.

In particolare, sono esorcizzati come totalitari e forieri di sciagure, quando non di pratiche genocidarie, ogni governo, ogni partito e, più in generale, ogni prospettiva che osi mettere in discussione la libera impresa come solo modello sociale, la libertà economica, il mercato aperto, la logica della privatizzazione concorrenziale, l’individualismo egoistico dell’homo oeconomicus: e ciò sempre in una puntuale rimozione, tutto fuorché anodia, degli stermini inequivocabilmente totalitari gestiti dal braccio armato stars and stripes della mondializzazione capitalistica, con i suoi bombardamenti umanitari con armi non convezionali, con i suoi lager etici liberali (da Guantanamo ad Abu Ghraib), con le sue guerre preventive a fin di bene, con i suoi terapeutici embarghi genocidari (da Cuba all’Iraq), con la sua destabilizzazione di governi legittimi mediante dittature efferate (emblematica resta la sostituzione di Allende in Cile con Pinochet, 11.9.1973).

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).