A differenza di altri giornali, non abbiamo creato un paywall (muro a pagamento): vogliamo mantenere il nostro giornale il più aperto possibile. Il giornalismo di VoxPublica impiega molto tempo, denaro e duro lavoro per produrre la qualità che state cercando. Se vogliamo restare indipendenti non possiamo essere finanziati dalla pubblicità, abbiamo quindi bisogno che i Lettori ci finanzino. Se vi piace quello che scriviamo contribuite a difenderlo, con voi il nostro futuro e il giornalismo libero saranno più sicuri. 
SOSTIENICI CON 3 EURO AL MESE

Amazon e Whole Foods, se l’acquisizione (non) è stata un errore

Che l’acquisizione di Whole Foods probabilmente abbia deluso, almeno in parte, le aspettative del colosso di Seattle, è una questione già dibattuta. Così come sono noti i malumori dei dipendenti della catena di supermercati nei confronti della nuova gestione, accusata di aver peggiorato le condizioni lavorative e persino l’offerta ai clienti. Ma finora ben pochi analisti si erano spinti a considerare l’intero big deal un errore, rovesciando completamente l’immagine che vede Jeff Bezos in procinto di rivoluzionare la shopping experience. A gettare benzina sul fuoco, in questo caso, c’è anche un recente rapporto di Bloomberg, secondo cui nel 2018 il numero dei membri Prime che hanno acquistato da Whole Foods è diminuito rispetto all’anno precedente. Inoltre, Bricks Meets Clicks ha stimato che i clienti dei portali di e-grocery spendono mediamente 200 dollari al mese, mentre quelli di Amazon non superano i 74 dollari, mostrando una minore frequenza d’acquisto. Insomma, gli investimenti in tecnologia e consegne veloci portati avanti da Walmart, Kroger e Target, starebbero ottenendo risultati migliori. Una dinamica che, secondo Bloomberg, sarebbe legata soprattutto al vantaggio di avere molti punti vendita fisici in più.

I CONSIGLI DI BRITTAIN LADD
Per il noto analista Brittain Ladd, ex dirigente di Amazon, la società americana dovrebbe correre ai ripari, decidendo alcune mosse precise. La prima è quella di sostituire John Mackey, storico CEO e fondatore di Whole Foods, in modo da iniziare definitivamente un nuovo corso per l’insegna. Poi, modificare l’assortimento, introducendo anche brand CPG (Coca Cola, Pepsi, Oreos, Tide) sugli scaffali e online. E ancora, migliorare il rapporto qualità-prezzo e razionalizzare l’offerta delle private label.

LE PROSPETTIVE NEL LUNGO TERMINE
Di sicuro, commenta Brittain Ladd, ad Amazon non conviene mantenere lo status quo di Whole Foods, considerato che prima dell’acquisizione il suo business già vacillava. Tuttavia, insiste l’analista, gli affanni attuali potrebbero non impedire al colosso di Bezos di diventare leader della distribuzione alimentare entro il 2030, 2035. Del resto, qui non si tratta di trasformarsi in un rivenditore tradizionale, ma di reinventare l’esperienza della spesa. Un proposito che richiede sicuramente più tempo. A meno che, ipotesi tutt’altro che remota, Amazon non intenda concedersi un’altra grande acquisizione.

STOP ALLA PARTNERSHIP TRA WHOLE FOODS E INSTACART
Intanto, Whole Foods ha annunciato che nei prossimi giorni comincerà a interrompere gradualmente la partnership con Instacart. Il sodalizio dura dal 2014, quando la società specializzata in consegne a domicilio era poco più che una promettente startup. Nel 2016, poi, Instacart è diventato il corriere esclusivo della catena. L’avvento di Amazon, tuttavia, rende ora impossibile la convivenza.

Categoria: