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Governo da sturbo e da stupro

Non sono contrario a questo Governo, sono contrario alla sua stupidità. Dissento dalle comunicazioni via Twitter o Facebook, non amo le manifestazioni di giubilo o di sdegno clamorose, sono contrario al parlare in continuazione e dire sciocchezze. Un uomo di Stato non parla. Pensa e agisce.

Fare comizi è una cosa, governare e tutt’altro affare. Si parla tanto di riportare l’educazione civica nelle scuole. Sarebbe ora, ma ci vorrebbe anche un’educazione politica ed alla politica.
La democrazia è un sistema che se ridicolizzato, muore. Le dittature sono oscene, ma una democrazia da borgata o da parrocchia non è degna di un Paese civile come noi presumiamo di essere.
Non possiamo pretendere che i nostri rappresentanti politici siano tutti saggi e addottrinati, ma che non siano culturalmente scellerati sì. Almeno, stessero zitti.
Le ultime vicende sulla manovra finanziaria sono risibili. Si sono persi tre mesi e parecchie centinaia di miliardi tra declamazioni furiose, negoziati difficili, reciproci ultimatum e minacce con l’Unione Europea per arrivare, all’ultimo, alle posizioni di partenza. Il buonsenso che doveva assisterli prima finalmente si è imposto. Non è mancanza di preveggenza, è ignoranza dei fatti del mondo.
Adesso il Parlamento sovrano è strangolato dai tempi. Non può discutere, non può emendare, non può riflettere. Deve dire o di sì o di no. Poiché c’è la maggioranza, si va a colpi di fiducia. Si vota con gli occhi bendati, un gregge di cretini in un Parlamento impotente. Eppure, il Parlamento è stato inventato proprio per controllare le spese del sovrano.
Come esempio di trasparenza, di democraticità e di rispetto della sovranità del Parlamento è un esempio pessimo.
A furia di sotterfugi, ambiguità, contraddizioni e sciocchezze, il nuovo si è vestito da vecchio. Alle declamazioni vittoriose fa riscontro la realtà dei vari fallimenti e delle sciocchezze pomposamente annunciate e poi smentite. Siamo arrivati al punto che le stelle del nuovo firmamento giallo-verde sono Tria, Moavero e Conte, i paracadutati dalla necessità e non dal consenso elettorale di Salvini e Di Maio.
A che serve, a questo punto, il Parlamento? Solo a fare la conta dei voti? Pletorico, costoso, inutile. La democrazia soffre di protagonismo e il Parlamento dovrebbe essere il contrappeso del potere esecutivo. Ma se il potere esecutivo fa le leggi e poi le manda alle Camere solo per dire sì o no, siamo in un altro sistema, certamente non democratico.
Negli Stati Uniti, che non sono sempre un grande esempio di virtù politica, l’opposizione del Congresso alla politica di Trump costringerà all’esercizio provvisorio e alla paralisi dello Stato federale.
Fra Natale e Capodanno ci sarà un altro stupro e finalmente la manovra sarà approvata. Con quali soldi e per fare che è ancora un mistero. Quota 100 e reddito di cittadinanza sono salvi. Ma come e quando? E gli investimenti? Quali, dove, in base a quale strategia? C’è una strategia? Nella confusione di parole e di concetti è difficile intravvederne una.
A fronte di tutto ciò c’è un’opposizione incapace, praticamente inesistente. Forza Italia veleggia fra Tajani e Toti. Tertium non datur. Berlusconi fa l’icona e il resto non conta.
A sinistra, poi, c’è un’irritazione latente che si sfoga in polemiche tanto brillanti e sarcastiche quanto inutili. Hanno perso il treno della socialità, quello della governabilità e quello dell’affidabilità. Ora si dibattono nel nulla: come fare un nuovo partito della sinistra?
In verità, sono in buona compagnia. Tutto il Paese si dibatte nel nulla, con l’incertezza che regna sovrana. Checché ne dicano i trionfalisti del cambiamento, il lavoro non c’è, le prospettive economiche sono in calo, la tassazione è cresciuta, la scuola piange, la sanità è divorata dalle formiche, gli operai sono scomparsi, il ceto medio è al collasso e tutta la società italiana è in crisi.
Forse in Francia stanno peggio con un Presidente micron, ma almeno da loro ci sono i gilet gialli a rinfrescare le idee a un potere sonnolento e minoritario.
Comunque, a parte il prossimo stupro, almeno fino alla Befana i nostri eroi non faranno danni. Possiamo vivere tranquilli.

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Ritratto di Stelio W. Venceslai

Biografia

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, risiede a Roma, cittadino del mondo, conferenziere, polemista, scrittore, imprenditore, commentatore radiofonico.
Laureato in Giurisprudenza, revisore dei conti e docente universitario ha ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’Amministrazione dello Stato e di alcune Organizzazioni internazionali.
Attualmente, s’interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al Medioevo e alle mutazioni sociali del nostro tempo.
Ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali, di diritto dell’economia, politica economica e politica estera.