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Il reddito di dignità che eliminerà quella poca dignità rimasta

La prima volta che ho sentito la parola “reddito di dignità” ho pensato che fosse la solita risposta populista al complottismo dilagante. Quando, grazie alle incapacità di chi ha governato - Berlusconi e Renzi -, i nuovi movimenti politici che hanno saputo intercettare il disagio e il malcontento generale e sono cresciuti al punto di diventare le prime forze politiche del Paese, il “reddito di cittadinanza”, tra gli altri punti portati avanti, è diventato la realtà del nuovo Governo.

Ho così provato ad immaginare cosa accadrà da qui a qualche anno.

1)Un giovane che si laurea, dovrebbe secondo Luigi Di Maio accontentarsi di 780 euro mensili e buttare alle ortiche la laurea e la spinta incredibile di aspettative ed energie che ha nei confronti della sua vita e passare ore a pulire i giardinetti comunali, con tanto di casacca luminescente che lo distingue dal resto del mondo!
2) Il padre di famiglia licenziato, che per anni ha lavorato in qualità di operaio altamente specializzatopresso grosse aziende in crisi, dovrà mettere da parte la sua professionalità e passare ore ad aiutare a rimettere a posto l’archivio comunale abbandonato.
3) Il libero professionista, per esempio i tanti giornalisti precari, che per anni ha sperato e imprecato svolgendo un lavoro che prevede perfino una clausola di coscienza, dovranno abbandonare la loro passione, il loro talento e dedicarsi a rimuovere la vernice di monumenti imbrattati.
E così via... allora mi rivolgo e rivolgo una domanda agli italiani: come abbiamo fatto a vendere al mercato della politica l’ultimo briciolo di dignità rimansta?

Una strada “altra” sarebbe stata possibili e dignitosa. Anziché dare assistenza allargata e mortificare le persone, non sarebbe stato meglio stimolare l’occupazione aiutando le migliaia di aziende ed imprese sane di questo Paese, con una misura shock in loro favore che facesse decollare l’offerta e occupare più persone possibili secondo le proprie attitudini, talenti e formazione?
Inoltre la riforma efficace e necessaria degli uffici per l’impiego avrebbe completato l’opera mettendo meglio in correlazione la domanda con l’offerta e infine il ”reddito di dignitá”, mi viene difficile perfino a pronunciarlo, sarebbe stato dato solamente quelle categorie di persone, poche, difficilmente collocabili.

Se c’é una cosa che manca nella visione politica di Lega e 5 Stelle è che oltre alla sopravvivenza del corpo si deve garantire la sopravvivenza dell’anima, della dignità vera; e quella, non la danno né i soldi ne tantomeno un lavoro squalificante e abbrutente.

Una lancia in favore di Lega e 5Stelle però bisogna spezzarla. Se ci troviamo in questa condizione non è colpa loro, ma di chi non ha saputo o voluto far nulla prima.

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Ritratto di Silvio Aparo

Biografia

Silvio Aparo nasce a Siracusa nel 1971 ma comincia i primi passi professionali a Milano, presso la redazione de “La Voce” di Montanelli, dove nel 1994, in qualità di photo editor, è parte del team creativo del giornalista Vittorio Corona.
Corrispondente del Giornale di Sicilia dal 2004 fino al 2011, si occuperà anche di ricerca, sviluppo, progettazione editoriale e nuovi modelli di business editoriali.
Dal mese di febbraio 2018 è fondatore e Direttore del quotidiano di inchieste e approfondimenti nazionali VoxPublica.it