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I tre orfanelli

E così, il piatto è servito!
Dopo tanto parlare, conclamare discutere e polemizzare, il governo ha varato i suoi decreti: reddito di cittadinanza, la ricostruzione del ponte di Genova, la flat tax, la riforma legge Fornero, le restrizioni sull’immigrazione, la sicurezza.
Tria non si è dimesso, la Ragioneria dello Stato ha bollinato, il Presidente della Repubblica ha promulgato. Ce l’hanno fatta. Poi, ci sarà il diluvio.
Hanno fatto promesse difficili da mantenere. La gente ha creduto loro e li ha votati. Promesse assurde? Forse. Ma non potevano tirarsi indietro, anche se assurde.
Ma se erano assurde, perché il popolo li ha votati? Possibile che il popolo che li ha votati sia fatto tutto di cretini e intelligenti siano solo quelli dell’opposizione?
Se non avessero varato questi provvedimenti, a parte il caso di Genova dove la necessità e l’urgenza sono indiscutibili, la gente avrebbe detto: sono i soliti imbroglioni della politica, come quelli che li hanno preceduti: Renzi, Alfano, Berlusconi e Monti, tanto per citare i più grossi (non i più grandi). La gente si sarebbe scocciata e alle prossime elezioni andava a votare il 20% dell’elettorato, con buona pace della democrazia.
Ma non sarebbe stato questo il male maggiore. Il male maggiore sarebbe stata la fine dell’illusione che qualcosa potesse cambiare. I critici endemici e irriducibili, invece, avrebbero detto: cialtroni e ignoranti erano e mentitori si sono dimostrati. Il popolo bue ci ha creduto ed è stato preso in giro. Evidentemente il popolo vacca è quello che vota per l’opposizione).
Avendo preso questi provvedimenti, in verità molto sofferti, adesso comincia il balletto dei disastri che questi provvedimenti dovrebbero causare. All’opposizione sono diventati tutti sommi architetti per Genova, maestri dotti di europeismo e docenti di economia finanziaria internazionale (anche Martina) che hanno scoperto la speculazione.
La borsa, che non è all’opposizione, registra gli interessi e le realtà economiche. Sono già volati via più di venti miliardi, lo spread è salito e gli Italiani sono diventati più poveri. Sarà, ma al momento i ristoranti sono pieni e la gente se ne frega. Non se ne fregano i poveri, quei 5/6 milioni che sono al di sotto della soglia di sussistenza statistica. Non se ne fregano i pensionati, ridicoli a 400 euro al mese, che ora vedono aumentarsi l’assegno né quelli che dovevano andare in pensione l’anno del mai.
Questa scossa improvvisa disordina i conti, induce il bilancio dello Stato ad un deficit considerevole, impegna per tre anni gli Italiani a tirare la cinghia. Va bene. Non credo che l’Unione europea perderà un pezzo importante come l’Italia. Sarebbe il segnale della fine. Un po’ di prudenza sarà necessaria anche a Bruxelles.
Ora, bisognerà ridurre le spese inutili. Ce ne sono tante: migliaia di enti inutili, prebende eccessive, sprechi irrinunciabili fino ad ora. Nessuno ha fatto niente. Il Governo giallo-verde dovrà calare la scure per compensare le sue elargizioni. Molti consiglieri d’amministrazione andranno a spasso, forse il CNEL sarà finalmente abolito. E’ una speranza.
Questa manovra finanziaria, senza i tagli, sarà un bluff. Qui si misurerà la capacità di questi nuovi ministri di non cedere alle tentazioni e alle lusinghe del corpo marcio dello Stato, dove da tempo immemorabile si sono annidati parassitismi compiacenti.
Strilleranno tutti, ma se il governo ha i consensi che i sondaggisti gli attribuiscono, dovrebbe avere la forza di procedere senza esitare. In fondo, questo è quello che vogliono l’Unione europea, i grandi fondi internazionali, gli investitori esteri.
Anche qui si scatenerà il teatrino dell’opposizione, sempre più impotente. Dimostrazioni di massa, come spera il povero Martina del PD? Bisognerà averle, però, le masse, e con l’aria che tira ne dubito.
Nel frattempo, in questa nostra società delusa, in attesa di segnali seri di cambiamento, ci sono tre orfanelli in cerca di rifugio. Tutti hanno parlato del loro caso disgraziato, hanno fatto convegni e tavole rotonde, scritto articoli e pianto sulle loro sventure, ma non hanno trovato ancora accoglienza.
Sono crescita, lavoro e giustizia. Qualcuno dovrà pur mettere mano al problema e aiutare questi tre poveri orfani di padre e di madre.
La crescita è molto chiacchierata, ma non c’è. Il lavoro lo si aspetta dalla riforma della legge Fornero e dalla riduzione della precarietà. La giustizia, forse, è quella che sta peggio di tutti. Dopo 36 anni si è risolto ieri il caso dell’inquinamento di Pescara. Non giustizia, ma una vergogna della giustizia italiana.

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Ritratto di Stelio W. Venceslai

Biografia

Stelio W. Venceslai, nato a Bologna, risiede a Roma, cittadino del mondo, conferenziere, polemista, scrittore, imprenditore, commentatore radiofonico.
Laureato in Giurisprudenza, revisore dei conti e docente universitario ha ricoperto numerosi ruoli nell’ambito dell’Amministrazione dello Stato e di alcune Organizzazioni internazionali.
Attualmente, s’interessa di ricerche sociologiche, filosofiche e storiche, con particolare riferimento al Medioevo e alle mutazioni sociali del nostro tempo.
Ha collaborato e collabora con numerose riviste, nazionali e internazionali, di diritto dell’economia, politica economica e politica estera.