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Prestazioni occasionali. O del consumismo amoroso

Il principio del consumismo amoroso è quello peculiarmente signoreggiante nel regno delle merci: una sorta di nichilistica distruzione creatrice, con cui l’oggetto-merce si dissolve nell’atto stesso del consumo. E sempre da capo riappare, scintillante e suadente, nell’ambito della circolazione: qui si presenta formalmente diverso ma, di fatto, esprime sempre il medesimo, la norma del plusgodimento che fa dell’altro, per quanto sempre da capo rinnovato, solo un medium per il piacere dell’atomo gaudente e senza reali legami. Fondato sulla norma dello sradicamento e della transitorietà liquida del just in time, il capitalismo assoluto spezza i legami solidi e comunitari: li sotituisce con altri a tempo determinato, insocievolmente socievoli e orientati alla crescita lineare-accelerata del profitto.
Per questo, esso opera affinché si destrutturi ogni possibile impegno serio e duraturo, complice la strategia del marketingpubblicitario e del suo rilancio fantasmagorico della danse macabre dei desideri sempre risorgenti: senza i quali, il cattivo infinito del sistema stesso della circolazione si incepperebbe e, con esso, imploderebbe l’intero modo della produzione. 
Di qui discende l’esigenza vitale, per il capitale liquido-finanziario, di disincentivare le relazioni amorose stabili in generale e, al grado sommo, quelle eticizzate nella forma familiare: la sua strategia pubblicitaria consiste nel celebrare l’isolazionismo affettivo e la solitudine errante come capace di molteplici esperienze e di sempre nuove entusiasmanti avventure, di contro alla sempre schernita monotonia della vita etica matrimoniale centrata sulla fedeltà alla scelta.
È in questa cornice di senso che, nel 2017, “Cosmopolitan”, la Bibbia dello sradicamento individualistico post-nazionale, poteva disinvoltamente proporre ai suoi lettori un articolo a tutta pagina dall’inequivocabile titolo “meglio single”. La comunità solida e solidale si scioglie, in tal guisa, nel “sistema dell’atomistica” degli atomi single sradicati post-identitari, votati solo al plusgodimento neolibertino acefalo e al plusavalore neoliberista cinico, alleggeriti da ogni responsabilità e da ogni progettualità, sciolti da ogni legame non a tempo determinato.
Tale è, in effetti, il profilo antropologico del precario sentimentale e del consumatore erotico: il quale è impossibilitato dalle condizioni economiche e materiali (disoccupazione, contratti intermittenti, new economy del debito, ecc.) a stabilizzare nelle forme etiche familiari la propria esistenza; e, insieme, è sempre di nuovo esortato dalle narrative pubblicitarie e dagli aedi della postmodernizzazione cosmopolita ad affrancarsi da ogni legame stabile e di lunga durata, di modo da poter godere appieno, secondo l’imperativo neo-edonista del life is now!, della cornucopia dei beni materiali e immateriali che il regno del consumo liberalizzato gli mettono a disposizione. 
Figlio dell’accumulazione flessibile del nuovo capitalismo liquido-finanziario, il precariato lavorativo procede di conserva con il nuovo precariato sentimentale dei singoli sradicati sentimentali che consumano i rapporti, sempre più ridotti all’istantaneità effimera del rapporto sessuale.
Sono, a egual titolo, espressioni della deeticizzazione integrale del mondo della vita sussunto sotto il capitale; espressioni che, vere e proprie tragedie per le vite degli homines precari della tarda modernità, vengono propagandate dall’industria culturale e dalla fabbrica dei consensi come chances emancipative per l’io nomade, cittadino del mondo (cioè privato di ogni cittadinanza), ovunque a casa (cioè privato di ogni fissa dimora), radicato ugualmente in ogni luogo (cioè privato di ogni radicamento), liberato dall’opprimente vincolo familiare (cioè materialmente impossibilitato a costruirsi una famiglia), dotato di open mind (cioè privo di una propria identità culturale e, dunque, “aperto” a tutte quelle che il sistema del consumo vorrà imporgli): ancora una volta, la logica capitalistica fa apparire come opportunità e chancesemancipative quelle che invece sono condanne e dannazioni per i ceti declassati della mondializzazione, figli di un Dio minore.

 

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).