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Aveva ragione Huxley: siamo oggi sudditi di un totalitarismo glamour

In coerenza con la profezia distopica tratteggiata, a tinte fosche, da Aldous Huxley in Brave New World (1932), droga liberalizzata e sessualità trasgressiva e direzionata al solo godimento divengono i due pilastri del “nuovo mondo” post-sesantottesco del turbocapitalismo a deregolamentazione integrale: nei cui spazi blindati tutto è possibile (a patto che si disponga dell’equivalente monetario) fuorché adoperarsi per rovesciare l’ordine della società centrata sui princìpi dell’alienazione, del classismo e dell’illimitatezza. Il Sessantotto si è compiuto nella società dei consumi: dove non esiste l'autorità (nulla può resistere alla merce), dove è vietato vietare e dove il godimento illimitato assurge a unico scopo generale.

Per un verso, alla stregua del “soma” di cui narra Huxley, la liberalizzazione consumista delle droghe contribuisce, dal Sessatotto ad oggi, alla produzione del nuovo profilo antropologico dell’homo vacuus, amorfo e scevro di passioni politiche, inebetito e chiuso autisticamente in se stesso: il gramsciano “spirito di scissione” si riconverte, così, nella più irresponsabile conciliazione con la reificazione dominante, nemmeno più avvertita come tale.

Per un altro verso, l’erotizzazione trasgressiva della società e l’ipersessualizzazione post-borghese e post-familiare dei costumi si pone come un momento decisivo per il transito dall’economia di mercato di destra (borghese e disciplinata dalla gendarmeria) all’inedita “società di mercato” gauchiste, permissiva e con riduzione dell’intero mondo della vita al rango di merce disponibile secondo la logica undimensionale del valore di scambio: la nuda vita prende essa stessa a ridefinirsi come merce attrattiva in vista del consumo erotico e del godimento edonistico immediato, in coerenza con la norma del desiderare consumistico innalzato a unica legge del mondo integralmente liberalizzato e deregolamentato.
Nella più inconfessabile attuazione della profezia di Tocqueville, la società è ora abitata da “ultimi uomini” senza coscienza infelice, che il nuovo potere lasco e permissivo ha trasformato, da sudditi che erano, in consumatori gaudenti portatori di incoscienza felice. Atomi edonisti e disincantati, alleggeriti da ogni identità e da ogni consapevolezza cultura, da ogni legame stabile e da ogni velleità antiadattiva, essi sono gli ignari cultori del nuovo totalitarismo glamour, che li induce a godere senza limitazioni e nelle forme più ostentamente disinibite e trasgressive, a patto che non pensino ad altro e non cadano preda di alcun ritorno di fiamma rossa antagonistica e resistenziale.

Il controllo totale della società globalizzata (rectius, “gobalitaria”), a partire dal Sessantotto, avviene tramite la liberalizzazione sempre crescente della sfera privata consegnata al self-service generalizzato del consumo da parte di individui isolati e in cerca dell’arricchimento estetico-edonistico del proprio io individuale. È questo, come avrebbe detto Lacan, il trionfo del “godimento smarrito”, ossia della pratica del godere compulsivo sciolto da ogni ordinamento simbolico in grado di conferirle un senso. È questo, ancora una volta, il profilo di quello che Clouscard, in Francia, definiva le capitalisme de la séduction. Benvenuti nel totalitarismo "glamour" e "cool" della società di mercato. E niente utopie redentive, per favore!

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).