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Il ritorno di Didò

Il ritorno di Didò
L’ultimo vincitore del premio Troisi a Palermo per una scellerata storia d’amore con la novantottenne contessa Maria Stella Scornavacca

Francesco Di Domenico dopo i fasti del libro storico “Notte in Arabia” sulla vita di Gianmarco Bellini e la vicenda di Bellini e Cocciolone in Iraq - libro presentato al Senato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia -  e dopo la vittoria all’ultima edizione del Premio Massimo Troisi, torna al suo vecchio amore: l’umorismo. Torna al solito stile che fa dire a Pino Imperatore, il grande umorista curatore della prefazione: Qualche anno fa dichiarai, con l’irresponsabilità e l’incoscienza tipiche delle mie azioni di allora, che Francesco Di Domenico era l’umorista più estroso della scena letteraria italiana. Aggiunsi che, ispirandosi a Woody Allen e a Groucho Marx, era capace di raggiungere punte di esilarante ironia. Confermo il giudizio, con altrettanta irresponsabilità e con la medesima incoscienza. E spero un giorno di non dovermi pentire e dolere di questo peccato. Col tempo, Di Domenico è pure peggiorato in meglio. No, non ho sbagliato a scrivere, avete letto bene: più passano gli anni e più egli straripa nel brio.

Una comicità, folle, surreale e senza freni che straripa in picchi di umorismo-erotico.

La trama è quella classica dei noir, c’è un giudice (un po’cialtrone) e una squadra giudiziaria disneyana che sembra quella di Topolinia col maresciallo che invece di chiamarsi “Basettoni”, essendo napoletano, si chiama Fontanella, col suo vice Canillo. Indagano su omicidi che sembrano efferati e invece sono fatue invenzioni perché la sua è una comicità da cartoon e nei cartoni animati non muore mai nessuno.

“Le avventure di Max Fontanarossa” - Kairòs Editore-, ha una cover d’eccezione disegnata da uno dei più grandi vignettisti italiani: Riccardo Marassi.  Diciamolo pure, Francesco Di Domenico nel suo campo è un fenomeno e i suoi libri sono mine vaganti che potrebbero esplodere nelle mani dei lettori, non dovrebberoandare nelle librerie, e nemmeno andrebbero  recensiti.  Di Domenico meriterebbe il pubblico ludibrio e condannato alla sedia elettrica. Napoletano che più napoletano non si può, uomo dalla fervida immaginazione e dallo spirito indomabile, riesce a trasformare in satira irriverente qualsiasi argomento tratta. Il suo è umorismo allo stato puro,  i suoi personaggi bislacchi e improbabili, coinvolti in situazioni surreali, pirotecnici commedianti degli equivoci,  strappano il sorriso anche al più serio dei lettori. Le donne descritte non sono esattamente delle dame, né gli uomini potrebbero aspirare al ruolo di cavalier cortesi. Un'umanità sgangherata, quella raccontata da Di Domenico, adorabile nella sua vacuità e sventatezza, composta da furbastri e aspiranti tali, che null'altro può pretendere, se non di essere consegnata alla gloria letteraria. L'autore ha il gusto della dissacrazione nel sangue, nel DNA. Una specie di Re Mida del buon umore e dell'irriverenza. Il Governo ci scarica nuove tasse da pagare? Nessun problema, Francesco troverà il modo di riderci sopra. Vi è morto il gatto? La zia Matilde è finita sotto un treno? Niente paura, Francesco ha la medicina giusta.  Un Campanile contemporaneo? Un pronipote di Toto? Un seguace di Massimo Troisi? Le sue freddure sono invece di stampo anglosassone, prendono spunto anche dall'avvenimento più banale per creare un'atmosfera di ilarità. Francesco somiglia  più a un  Woodehouse dei tempi moderni, maestro della comicità che ha conquistato intere generazioni di lettori. Le storie di questo napoletano dalla penna tagliente possiedono l’eleganza e la  raffinatezzadegne del miglior umorismo inglese (Vuoi vedere che è nato sul diretto Napoli- Londra?) 

Questo libro va letto, portato nelle librerie e recensito. E il suo autore è una persona dalla sensibilità sopraffina che forse combatte il suo mal di vivere esorcizzandolo con l'ironia. 

                                                                              

Intervista a Francesco Di Domenico.

Lo incontro a Palermo,  ancora in pigiama azzurro e la papalina sul capo, uscito di fresco dalla clinica psichiatrica  dove Di Domenico era statoricoverato al terzo tentativo di chiedere udienza al Santo Padre per pretendere lo scambio nelle immaginette della Madonna con quelle della sua amata. E dove mi trovavo ricoverato anch'io, in quanto, credendo di essere il Santo Padre, gli avevo accordato la richiesta. “Dido’, tu oltre a essere pazzo, lasci pure delle brutte scie: il colonnello Bellini dopo il tuo libro non è diventato generale e lo hanno congedato. Il Premio Troisi dopo che lo hai vinto è stato chiuso, per fortuna che quella era la XVI edizione”.

“Salvo, e che devo risponderti?  Dopo che hai mangiato a casa mia mi è morto il gatto?”.
“Ma che c’entra? Io ho pranzato a casa tua nel 2011, il gatto è morto adesso!”.
“E che ne posso sapere io? Tu lasci scie chimiche dopo aver mangiato le cozze. Dopo Chernobyl nacquero dei bufali viola in Norvegia, dopo che sei venuto in casa mia sono nati tre piccioni rosa in un nido e i proprietari non erano neanche gay”.
“Dido’, in Norvegia non ci sono i bufali!”.
“Neanche a Siracusa, però non mi dire che nessuno ha le corna”.
“Francesco, siamo seri”.
“E allora fammi intervistare da un altro, come si fa a esser seri con uno che contrabbanda bufali viola in Norvegia spacciandoli per mucche della Milka?”.
“Ma io in Norvegia c’ero andato per distribuire libri tecnici, manuali di riparazione per condizionatori d’aria e slip firmati da me per un congresso di suore laiche indiane sul sesso tantrico dei Bramini nel Gange. Ehi, ma l’intervista la fai tu a me?”.
“E ci mancherebbe, tu hai scritto sei manuali di sopravvivenza per canguri nani copiandoli dalla guida Michelin, che poi ti confondesti e li copiasti dal diario di Michelìn il barbiere di Sortino”.
“Jamme, non fare lo sprucido: quando esce in libreria?”.
“E che ne so? Quello di solito esce con tua cugina”.
“Ma parlo del libro!”.
“Appena il tipografo paga la bolletta della corrente, per il momento gliel’hanno staccata e sta stampando a manovella. Quello è un tipografo di Forcella, adesso finisce di stampare delle banconote da undici euro e comincia col libro”.
“Ma come: undici euro?”.
“Essì, sono per la percentuale: il 10%”.
“Dai, dimmi qualcosa: in quale luogo si svolge la trama?”.
“Chi nasce in quest’area non riesce a prescindere da Napoli, io la dissimulo, la definisco “La città del vulcano”, i “Quartieri francesi”, “La squadra Celeste”, ma la location quella è”.
“E parli di cibo, di pietanze?”.
“È la parte succulenta, dove gioco con i trend terrificanti che fanno commistioni tra nouvelle cuisine e cibo etnico. Non ce la faccio più a sentir dire: Stasera mangiamo cinese, mangiamo greco?, ed io penso alla nostra cucina e dico: E se ci facessimo una pizza, o una pasta e fagioli?, e qui scatta il gioco surreale, eccoti un esempio tratto dal racconto vincitore del Troisi, che fa parte del libro:

“ Con delicata operazione di alta cucina, principiò alla preparazione di una pasta e fagioli classica ma con contaminazioni gastronomiche dell’alta cucina berbera, armena e greco  cipriota Soffrisse (pass. remoto di soffriggere) tutt’insieme, peperoncino afgano (sembra usato anche come detonatore negli attentati dell’11 settembre), aglio greco, cipolla turca, pancetta di capra armena, fegatini di cammello nano e cotiche di maiale di Avellino, il tutto portato a temperatura con un bicchiere di rosso elvetico (un vino svizzero che ultimamente sostituisce la grappa nei barilotti sottogola dei cani Sanbernardo).              

Esce o non esce?”.

Lo vedremo in libreria prestissimo.

“Grazie Dido’. Ora spiegami che ci sei venuto a fare a Palermo?”.

“Per curare i miei reumatismi. Il sole della Sicilia è benefico”.

Non dire stronzate, manco vivessi nel Polo Nord”.

“Amo la Sicilia, mi rilassa girare per il centro di Palermo.”

“In pigiama… Didò.”

“… Ehm… sono venuto a trovare la contessa Scornavacca. La passione mi ha portato in Sicilia.

“Ma quella ha novantotto anni!”.

     “Sai che sono un esperto di restauro, il fuoco dell’amore non ha età. E poi, come dice il mio mito, l’onorevole Razzi, gallina vecchia fa buon brodo. Adoro quando mi bacia e mi rimane attaccata la dentiera… ”.

“ A proposito di fuoco: ridammi l’accendino!”.

“Uh,  come sei fiscale”. 

“E smettila di circolare col pigiama del Napoli, lo sanno tutti che sei juventino. Francesco, che bisogno c'era di questo libro? Non bastava già la Bibbia a educare i popoli?”.

Assolutamente no, fu il Sultano di Chieti a negare quest’assunto quando, durante la preghiera della sera, inciampando in una Bibbia ipocrita (basata anch’essa sui “si dice” e scritta da un consigliere comunale molisano) cadde dal minareto rovinando addosso alla sorella di un Muezzin, che restò incinta e generò Cat, che ha sua volta generò Tom, che generò Sam e furono tutti scritturati come comparse ne “I Dieci Comandamenti”, poi Tom & Cat furono assunti dalla Warner Bros.(Sam ha una gelateria a Beverly Hills)”.

       Perché la letteratura umoristica, secondo te, viene considerata ancora letteratura minore, semplice letteratura d' evasione, da consigliare tutt'al più ai detenuti?”.

Nel trattato di Antropologia della dott. ssa Jamie Lee Curtis: “Un Pesce di nome Wanda”, fu stabilito che l’umorismo abbatte le pulsioni sessuali dei coatti, dei ribelli e rende felici i fotografi che non sono costretti continuamente a chiedere: sorrida please! Infatti, dopo l’acquisto di alcune centinaia di miei libri si è visto un notevole decremento della violenza sessuale nelle carceri italiane. In quelle americane il fenomeno è però rovesciato, si è sentito urlare in inglese (il libro è stato spedito senza traduzione): “Vieni qui secondino che te ...” .

      Dopo questo libro ti senti più un Masaniello o una Maria Teresa di Calcutta?”.

Leo Gullotta. Mi sento molto vicino all’arte di questo attore elisabettiano, anche se non mi sciacquerei la bocca col suo bicchiere, dopo che lui ha fatto i gargarismi.

Quale tipo di suicidio ti sentiresti di consigliare ai tuoi tre lettori dopo aver letto il libro?”.

La vita è fatta di scelte caro Zappulla, io gli metterei su di un piatto uno spogliarello di Rosy Bindi e Marina Sereni con la telecronaca di La Russa (Costretti a tenere gli occhi aperti) o dormire nel letto con Valeria Marini, incatenati alla spalliera

So per certo che in questo momento Achille Campanile si sta rivoltando nella tomba. Riesci a intuirne il motivo?”.

Bhe. Non c’è nessuno che gli rimbocca la lapide.

 

                                                                                                    

 

 

 

 

 

              

 

                                                                                                                                                               

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Ritratto di Salvo Zappulla

Biografia

Salvo Zappulla ha pubblicato varie opere di narrativa: “Le due anime del giullare” (1992), “Il maresciallo dei sogni rubati” (1998), “L’ombra” (1999), “La rivolta della natura” (2002), “Il mostro” (2003). “In viaggio con Dante all’inferno” (2004). "Lo sciopero dei pesci" e "Il pollaio dice no" per il Pozzo di Giacobbe. Edizioni in ristampa dei romanzi di Zappulla sono state corredate da schede didattiche e adottate, come narrativa, nelle scuole medie. E’ il presidente dell’Associazione Culturale Pentelite, che organizza la Mostra-Mercato dell’editoria siciliana. Presidente del Concorso Letterario Nazionale “Città di Sortino”. Collabora con diverse testate giornalistiche.