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Marx ci spiega il falso mito dei diritti civili

Marx ci spiega il falso mito dei diritti civili
Il turbocapitale, nella sua transizione al nuovo assetto assoluto post-borghese e post-proletario, produce una vera e popria “tragedia nell’etico” (Tragödie im Sittlichen), per ricorrere all’evocativa espressione di Hegel: l’élite neofeudale e oligarchica sta con successo distruggendo la dimensione etica, producendo veri e propri cataclismi sociali coerenti con i processi di individualizzazione concorrenziale e di dissoluzione della comunità con i suoi legami solidi e solidali.

L’odierno assetto globalitario si presenta, allora, nella forma di un economicismo libertario. È economicistico, perché si fonda sul monoteismo del mercato e sulla teologia economica (sfide della globalizzazione, vincolo del debito, rating, crescita infinita). Ed è libertario, in quanto ha smantellato la vecchia e austera cultura borghese dell’eticità e, insieme, la cultura proletaria del lavoro e delle lotte di classe, sostituendole con la sottocultura edonistica del plusgodimento consumistico e senza differimenti e con le lotte per i diritti civili dell’individuo desocializzato e sradicato dal concreto mondo lavorativo, ossia i diritti astratti dell’uomo già sottoposti a critica da Marx in Sulla questione ebraica.
Coerente con l’antropologia dell’insocievole socievolezza, l’individualismo cosmopolita dei diritti universali è funzionale alla condizione delineata in Sulla questione ebraica, in cui l’uomo “è il membro immaginario di una sovranità fantastica, è spogliato della sua reale vita individuale e riempito di una universalità irreale”, quella, appunto, dei diritti umani dell’homo globalis.
Per questo, i “diritti civili” del consumatore apolide individualizzato sono la facciata legittimante l’oggi in atto opera di smantellamento turbocapitalistico di ogni residuo vincolo comunitario e, insieme, dei diritti sociali legati al lavoro e alla concreta vita materiale della società. Il movimento teleologico che governa tale dinamica coincide con la ridefinizione della società nei termini di una atomistica di consumatori senza legami.
Per sua essenza, il progetto liberale aspira a generare una società in cui l’economia di mercato ponga i contenuti e il diritto istituisca le forme corrispondenti: ossia norme che, da una parte, proteggano la legge concorrenziale e la riparino da ogni possibile interferenza etico-politica e che, dall’altra, garantiscano diritti individuali e sicurezza per il consumatore atomizzato e sciolto da ogni residua etica comunitaria.
In accordo con le linee-guida del programma della monadologia liberale, la società diventa una mera aggregazione concorrenziale di atomi astratti che rispettano le leggi e che in comune non presentano alcun contenuto concreto (cultura, lingua, identità, costumi, storia, religione), se non il credo consumistico e la fede cieca nell’economia di mercato.

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).