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Intramontabile decana, la Petite Citroën continua a mostrare sulle strade di tutto il mondo un bagaglio di simpatia che è rimasto inalterato nel tempo

La 2CV ha compiuto settant’anni

La Petite Citroën è ancora oggi un'icona del Marchio transalpino ed ha caratterizzato un'epoca
Prodotta dal 1948 al 1990 in oltre 5 milioni di esemplari, per tanti appassionati è legata a ricordi indelebili di viaggi epici alla scoperta della bellezza del mondo attraverso un piccolo parabrezza e un grande tetto apribile
La 2CV è stata per tanti molto più di un’automobile: una compagna di vita, un mezzo per l’avventura, uno status symbol. Pur non essendo nata per correre velocemente – il suo progetto consisteva nel trasportare “due contadini, 50 chili di patate e un paniere di uova attraverso un campo arato senza romperne uno” -, di strada ne ha fatta tanta. Dopo 28 anni dalla fine della produzione (uscì dalla catena di montaggio nel 1990 dopo che ne erano stati prodotti oltre 5 milioni di esemplari), per gli appassionati (e fieri) proprietari di queste vetture la Petite Citroën è legata a ricordi indelebili di viaggi epici per scoprire la bellezza del mondo attraverso un piccolo parabrezza e un grande tetto apribile. La sua prima apparizione in occasione del 35° Salone dell’Automobile al Grand Palais di Parigi. La vettura sorprende, infastidisce, suscita perplessità…ma finisce con l’essere adottata. La prima auto esce l’anno successivo dalla fabbrica di Levallois con il nome di 2 CV A. È completamente grigia e dotata di motore a due cilindri a piatto raffreddato ad aria di 375 cm³ (9 Cv) che permetteva di raggiungere una velocità di 60 km/h, cambio a tre rapporti + uno sovramoltiplicato, sospensione a corsa lunga; e, dettaglio divertente, tergicristallo azionati dal cavo del tachimetro.


Da notare come la 2 CV fosse economica ed ecologica in tempi non sospetti, con la sua “dieta da fantino” che le permetteva di consumare solo 4-5 litri ogni 100 km. Grazie alla sua concezione semplice e poco dispendiosa che riunisce le ultime evoluzioni tecnologiche dell’epoca, ha rivoluzionato l’industria automobilistica ma anche la società, inaugurando l’era delle vetture poco costose, popolari e polivalenti. La volontà di innovare che ha animato gli ingegneri negli anni Trenta e Quaranta per regalarci questo intramontabile veicolo continua inarrestabile, oggi più che mai, perché lo spirito avanguardista della 2 CV alberga nei geni del Marchio transalpino. Sin dall’inizio della sua commercializzazione, Citroën ne diffonde gli innumerevoli meriti con un depliant commerciale che illustra, con tanto di foto, l’infinita gamma di utilizzi di questa vettura versatile. Questo passe partout della strada è utile al fornaio come al rappresentante di articoli di merceria, è indispensabile al parroco di campagna non meno che al ciabattino. Questo fenomeno d’avanguardia esploso sul finire degli anni Quaranta non trascura l’universo femminile: la donna al volante è un fenomeno davvero inedito. Non è quindi inusuale vedere la levatrice, la modista o la materassaia caricare fino all’orlo la loro Petite Citroën. E visto che le specifiche originali prevedevano che la vettura potesse attraversare un campo arato con un paniere di uova nel bagagliaio senza romperne neppure uno, era altrettanto naturale vedere una contadina recarsi al mercato al volante di una 2 CV. Da non dimenticare poi che offriva un vantaggio determinante ed essenzialmente femminile: il lusso di poter guidare una decappottabile, a un prezzo assolutamente modico.


Chiamatemi “Dedeuche”
La popolarità della 2 CV si misura in funzione della varietà dei soprannomi che le sono stati affibbiati in Francia e nel resto del mondo. In Francia, è perlopiù conosciuta con i nomignoli “Deux-pattes”, “Deuche”, “Dedeuche” (entrambe abbreviazioni di “deux chevaux”, n.d.T.). È stata anche ribattezzata “Quattro ruote sotto un ombrello” e addirittura “Ombrello a quattro ruote”. È stata inoltre definita “L’eterna”, (termine utilizzato nell’immediato dopoguerra per evidenziare il fatto che le sue ruote si agitano molto dentro i parafanghi). Una semplice ricerca su Internet permette anche di scoprire una serie di buffi appellativi come “Brutto anatroccolo”, “Chicchirichì” (perché quando si mette in moto riproduce il verso del gallo) o “che salta di cumuli di neve” (è pur vero che sulla neve si trova perfettamente a suo agio). È fonte di ispirazione anche all’estero. E così tedeschi e olandesi hanno soprannominato la 2 CV l’”Anatra”, mentre nelle Fiandre viene chiamata “Capretta” (molto probabilmente per il suono del motore alla messa in moto). È il “Cammello d’acciaio” in Nord Africa, la “Two ci-vi” nel continente nordamericano, mentre in Finlandia si parla di “Rättisitikka”, traducibile come “l’automobile dello straccione”.

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Ritratto di Tiziano Argazzi

Biografia

Tiziano Argazzi, giornalista pubblicista. I capelli bianchi, al pari dell’età, aumentano ma la passione per il turismo non accenna a diminuire. Da anni si diletta a scrivere di viaggi, vacanze e tempo libero, inserendo anche suggerimenti enogastronomici. Più recentemente, ha iniziato ad occuparsi anche di auto e motori. Fa parte di Neos, l’associazione che dal 1998 unisce giornalisti e fotografi che viaggiano per il mondo e lo documentano con parole e immagini e di Uiga l’Unione italiana giornalisti dell’automotive.