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Non c'è nessun governo finché non si vota a San Luca

Non c'è nessun governo finché non si vota a San Luca
Ho voluto aspettare qualche giorno perché in fondo speravo di sbagliarmi. Mi dicevo che il mancato svolgimento delle elezioni, per l'ennesima volta dal 2013 quando il comune di San Luca venne sciolto per infiltrazioni mafiose, era un questione troppo grossa per passare sotto silenzio. Mi sbagliavo.

C'è da formare un governo, c'è da scegliere un Presidente del Consiglio, direbbe qualcuno, eppure secondo me San Luca è proprio il cuore pulsante di questo momento politico, è la leva con cui sollevare il Paese, è il centro su cui si dovrebbero fiondare tutti i leader, tutti i dibattiti, tutti gli antimafiosi, tutti gli intellettuali e addirittura tutti i turbolegalitari protezionisti dell'ultima ora. Un comune che è terra di 'ndrangheta, dove la processione al Santuario della Madonna di Polsi riunisce tutta la melma mafiosa che giunge le mani sporche di cocaina e sangue per fingere di pregare Dio, dove nel 2010 in molti sono andati a bussare alla porta di Giuseppe Pelle per comprare voti e prostituire la politica ai desiderata del clan, un paese in cui le cosche dei Nirta, degli Strangio e dei Vottari pascolano impunemente dopo avere lordato anche la Germania con la strage di Duisburg nel 2010 (con Giovanni Strangio che venne addirittura avvicinato da pezzi dello Stato per indicare una pista agli investigatori in cambio di un milione di euro, come raccontò una fonte anonima della polizia al giornalista Davide Milosa il 15 giugno del 2012): un paese così, ridotto così, dovrebbe diventare il Paese, la nazione tutta, la priorità su cui sfidarsi davvero con soluzioni politiche. E invece niente. A San Luca non si vota nemmeno quest'anno. I cittadini parlano di "una protesta contro lo Stato".
Avete capito bene: qui da queste parti non è la mafia a fare paura ma uno Stato che non esiste, che non si sente, che non incide nella quotidianità dei cittadini, un paese lontano da tutto e da tutti. La soluzione migliore a San Luca è lasciare che tutto inesorabilmente scorra, che non si alzi troppo la polvere, che ci si accontenti dello status quo che benché non sia un granché almeno non fa del male a nessuno. “Bisogna scindere da ciò che è ‘ndrangheta dalla restante della popolazione onesta”, ha dichiarato il Prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari dicendosi convinto che “ci sono tutte le energie perché la municipalità possa essere restituita ai cittadini attraverso libere e democratiche elezioni. Il commissario Gullì ha adottato una serie di misure capaci di restituire la vera dignità al Comune di San Luca. Mi dispiace che nessuno abbia voluto cimentarsi in questa sfida. Bisogna affiancare di più la cittadinanza. Si tratta di cambiare la mentalità, di agire attraverso un’inversione di tendenza”. Eppure forse sarebbe il caso di dire (e di dirsi) che è troppo comodo giudicare i tremila abitanti di San Luca senza allargare lo sguardo: questa Italia non potrà mai risollevarsi nella guerra alle mafie finchè accettera di lasciare in giro "zone franche" date ormai per perse. Non sono i convegni, non sono le fiction, non sono i libri e non sono nemmeno i volenterosi programmi elettorali a sconfiggere le mafie, anche se viene comodo pensarlo: a San Luca si svolge una battaglia che ha bisogno di presenze, facce, nomi, piedi che camminano sul territorio e si convincano che anche in paese così piccolo si possa accendere una scintilla in grado di deflagrare sul territorio nazionale. Ma che dicono Di Maio e Salvini su San Luca? Che ne dice il Presidente Mattarella? Cosa hanno da dirci i leader politici che devono recuperare i voti che hanno perso in questi anni? Ma che ce ne facciamo della sicurezza sventolata come un feticcio in ogni dove, agitata con qualche nero o islamico, qui dove tutti gli italianissimi si sentono minacciati dalla Stato? "Siamo in una tonnara e noi siamo i tonni che sguazzano in questo marasma di sangue" dice un cittadino al giornalista calabrese Lucio Musolino, che di 'ndrangheta scrive da una vita.
“San Luca – ha dichiarato all’Ansa Federico Cafiero De Raho, capo della Direzione Nazionale Antimafia – ha bisogno di crescere democraticamente. Evidentemente nel territorio non si vuole l’omologazione a forme democratiche o i condizionamenti sono talmente forti da impedire candidature”. De Raho parla di "stallo sociale" ma in fondo "in stallo" ci siamo noi ancora di più degli abitanti di San Luca, immersi in priorità che sono sempre più urgenti, sempre più nostre, sempre inevitabilmente più importanti di quello che ci accade intorno. Non ci siamo mossi di un centimetro nemmeno per un'autobomba scoppiata a Limbadi, sempre qui in Calabria, che ha ucciso Matteo Vinci; non abbiamo avuto un sussulto nemmeno di fronte alla sparizione del tema dell'antimafia durante una nauseante campagna elettorale che ha innescato la solita guerra tra disperati; non abbiamo fatto una piega per le minacce piovute in faccia al giornalista Paolo Borrometi; non abbiamo speso più di qualche giorno per riflettere sui collegamenti italianissimi che stanno dietro la morte della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia; non ci siamo accorti di una mafia che si è normalizzata sparendo dalle cronache quotidiane secondo un piano perfetto; non ci prendiamo la briga di rileggere la sentenza che ha condannato Marcello Dell'Utri e che ci procurerebbe ben poco stupore sulle condanne della trattativa Stato-Mafia. Cosa volete che sia in tutto questo marasma di indifirrenza e inettitudine il piccolo comune di San Luca che ancora una volta non va al voto?
Eppure non ci sarà un governo degno di questo nome finchè non si partirà proprio da qui: se c'è un terreno elettorale che chiede di essere occupato dalla politica è questo piccolo paese calabrese che non si merita nemmeno una pagina di giornale se non per qualche ammazzamento sanguiario. Il governo andrebbe fatto partendo da qui.

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Ritratto di Giulio Cavalli

Biografia

Giulio Cavalli (Milano, 26 giugno 1977) è un attore, scrittore, regista e politico italiano.
Nell'agosto 2013 il collaboratore di giustizia Luigi Bonaventura racconta il progetto per fare fuori Giulio Cavalli. L'indicazione arrivò nella primavera del 2011 da emissari del clan della 'Ndrangheta De Stefano-Tegano. In quel periodo Cavalli era già sotto scorta.
Dal giugno 2013 collabora con il giornale online Fanpage.it, per il quale realizza editoriali[4] e format video, oltre a curare la rubrica Le Uova Nel Paniere.
Dal 2015 cura la rubrica Il buongiorno di Giulio Cavalli sul settimanale Left.[7]