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La civiltà di un mondo violento, siamo ancora esseri umani?

“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli”. (Martin Luther king)
Ogni giorno “sfogliamo” giornali e quotidiani, “sfogliamo” strumenti tecnologici alla ricerca di notizie che possano migliorarci come persone, eppure riflettiamo un attimo sulla frase di Martin Luther King, […] “non abbiamo ancora imparato a vivere come fratelli”. Ogni giorno siamo bombardati da notizie violente e di violenza efferata che non fa sconti a nessuno, bambini, donne, bullismo, mafie e chi più ne ha più ne metta per riempire il sacco. Trecentosessanta gradi di violenza, maltrattamenti. Cosa è diventato l’essere umano dopo essere riuscito a “conquistare il mondo”? L’animo umano è fatto di impulsi, buoni e cattivi, ma allora perché sembra prevalere solo la violenza, la sete di potere, il voler dominare a tutti i costi ogni situazione ed ogni essere vivente. Abbiamo forse perso il buon senso? L’ira, la rabbia il voler predominare sui più deboli è diventata forse la nuova religione da seguire? Le donne, i bambini, gli anziani sono le vittime costanti che ogni giorno tra le mura domestiche e non solo, fanno parte di un teatro che riflette questa situazione. I fatti di cronaca che si leggono, da un capo all’altro del pianeta, dovrebbero indurre ad una attenta riflessione, ovunque si volga lo sguardo possiamo osservare fatti di violenza più o meno gravi, e allora l’ignoranza e la non curanza, il rispetto per la vita degli altri e della vita stessa in generale è diventato un optional dei tempi moderni? Una società moderna come questa non può tollerare tutto questo. Si, tante parole, tanta riflessione, ma una volta sfogliato il giornale e letto l’articolo si cerca una soluzione? Le istituzioni cosa fanno per tutto questo? Gli Stati cosa fanno? Il cittadino del mondo cosa fa per tutto questo? Si indigna, Si arrabbia ma sono solo parole perché di fatto se l’essere umano non si impegnerà seriamente nel rispettare la vita in tutte le sue forme siamo destinati ad uno schianto in attesa che un ennesimo fatto violento ci faccia vedere cosa siamo diventati. Ricorrono i quarant’anni dell’omicidio Moro, ogni testata farà numeri riportando un evento che ha cambiato la storia italiana, ma da allora ad oggi, i morti da ricordare non si contano più nel silenzio del rincorrere soltanto il potere e il dominio invece della civile convivenza tra esseri umani. Madri uccise dai mariti, bambini uccisi dalle madri, padri che “sbattono” i neonati al divano, uccidendoli, perché piangono, ragazzini che picchiano i compagni di scuola per ottenere like sui social, fratelli che uccidono per l’eredità e andiamo con una lista infinita. Riflettiamo se abbiamo imparato davvero a vivere oltre che a volare e a nuotare.

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Ritratto di Cristina Desogus

Biografia

Cristina Desogus è nata a Torino il 9 Luglio 1972. Passa il periodo della prima infanzia nel paese natale, per poi trasferirsi definitivamente in Sardegna. Da ragazza porta a termine gli studi scientifici e socio-psico-pedegogici. Coltiva da sempre tante passioni, tra cui la fotografia, la letteratura, la musica, l’arte in tutte le sue espressioni e ama smisuratamente gli animali senza distinzione di razza.