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Il duemiladiciotto si intreccia col '68, senza reducismi e nostalgie

Il duemiladiciotto sembra intrecciarsi al sessantotto, perché confuso tra differenti umori e pulsioni esattamente come “l’anno col futuro dentro”. Ma è bene fermare qui l’analogia, non solo per scongiurare reducismi e nostalgie, ma perché con i disastri dell’oggi quel tempo, mito o demone che possa essere stato, non ha alcun rapporto. Il ‘68 scelse di confluire nel sociale e nel privato rendendo migliore la società, ma evitò di misurarsi (incapacità?) col politico, e questo impedì la trasformazione della struttura di fondo delle realtà occidentali.

Da un buon quarto di secolo a questa parte è successo invece che la politica crudele e bulimica abbia divorato sé stessa, per poi vomitarsi in svariate e variegate forme di narcisismo, individualismo di massa, populismo, tutte contrassegnate innanzitutto dal marchio dell’irresponsabilità. Ora, a poche battute dal voto (facilmente definito ‘a perdere’), al tempo che ci attende manca proprio l’idea stessa di futuro, altro che avercelo dentro, il futuro!

Occorrerà dunque un grande sforzo, a cominciare da un’informazione attenta, puntuale, onesta, per mondarsi dal peccato elettorale “che invece di politicizzare il privato - come direbbe Roberto Esposito - ha privatizzato la politica”.

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