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Unione Europea, il trionfo del capitale europeo contro i lavoratori europei

Unione Europea, il trionfo del capitale europeo contro i lavoratori europei
L'ho detto e lo ridico. L'unione europea è il trionfo del capitale europeo contro i lavoratori europei. È il trionfo del liberismo postnazionale sulle residue democrazie sociali d'Europa. A corroborarlo tangibilmente è, tra l’altro, la lettera che la Banca Centrare Europea inviò il 5 agosto del 2011 – dies nigro signanda lapillo – al governo italiano, imponendogli senza perifrasi e senza possibili negoziazioni le linee guida per le riforme all’insegna dell’abbattimento della spesa pubblica.

“Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. […] Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure: 1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. […] Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione”.

L’“accrescere il potenziale di crescita”, “l’aumento della concorrenza”, la “competitività”, la “piena liberalizzazione dei servizi pubblici”, le “privatizzazioni su larga scala”, il “ritagliare i salari” sono, come è noto, alcune delle principali figure espressive in cui si coagula la politica economica della dittatura finanziaria del turbocapitalismo deregolamentato gestito a proprio beneficio esclusivo dalla sempre più ristretta aristocrazia globalista.
Ancora, l’Unione Europea ha disgregato l’eccezione europea del capitalismo borghese e, in modo sinergico, ha generato la sua omogeneizzazione senza riserve all’unico modello a stelle e strisce, svuotando la sovranità nazionale di autonomia e di potere decisionale.
Per questo, l’Unione Europea, da subito, non si è posta come difesa dalla globalizzazione unipolare in nome delle democrazie europee: si è, invece, fin dall’inizio attestata come come momento decisivo della globalizzazione in atto e della sua spoliticizzazione mediata dalla neutralizzazione degli spazi statali nazionali democratici. Prova ne è, oltretutto, che nella creazione dell’Unione Europea, in coerenza con il modello di Jean Monnet, si sono prese le mosse dall’economia e dal commercio, non dalla politica e dalla cultura: non deve, a questo proposito, essere omesso il fatto che il primo nome dell’Europa unita, nel secondo Novecento, fu quello niente affatto neutro di “Mercato Comune”.
A sostegno della tesi che vede gramscianamente nell’Unione Europea l’esito di una rivoluzione passiva gestita dal Signore globalista ai danni del Servo pauperizzato è, d’altro canto, il fatto che le politiche del lavoro dell’Unione sono attualmente concepite e dirette dalla “Commissione europea”, un organismo non eletto che è soggetto alle pressioni dei gruppi economici più potenti e che è stabilmente allineata con la dottrina neoliberale . Avete ancora dubbi in merito?

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Ritratto di Diego Fusaro

Biografia

Diego Fusaro (Torino 1983) insegna storia della filosofia presso lo IASSP di Milano (Istituto Alti Studi Strategici e Politici) ed è fondatore dell'associazione Interesse Nazionale (www.interessenazionale.net). Tra i suoi libri più fortunati, "Bentornato Marx!" (Bompiani 2009), "Il futuro è nostro" (Bompiani 2009), "Pensare altrimenti" (Einaudi 2017).